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L’Asperger è un affare di famiglia

(Tempo di lettura: 1 minuto)

“La Sindrome di Asperger è più ereditabile dell’autismo classico”. Leggendo questo studio (vedi link in fondo all’articolo) il pensiero è andato a mio nonno, esattamente come quando qualche anno fa sono stata diagnosticata e “si sapeva”.

bauletto con foto vintage in bianco e nero


Nonno se ne era andato un po’ di tempo prima, ma dietro di sé aveva lasciato domande, ricordi belli e meno belli, molte incertezze e l’idea che il non aver curato la malattia che lo aveva portato alla morte fosse colpa del suo “carattere”.
Aveva alle spalle una vita che sembrava una sceneggiatura di un film o di un romanzo. Portava con sé l’orrore della guerra, genitori persi tragicamente, collegi/carceri da cui scappare e un’infanzia finita violentemente. Questa è comunque un’altra storia e, chissà, un giorno potrei anche raccontarla.
Era proprio quell’intreccio di vita così complesso a giustificare agli occhi di tutti le sue fatiche, il carattere particolare: “È così perché ha avuto un’infanzia e un’adolescenza tormentate”.
La descrizione che di lui facevano era: “Estremamente intelligente, preciso, ma con un carattere particolare, difficile”.
Da giovane, durante quello che probabilmente era un meltdown, fu preso per schizofrenico, ma mia nonna lo salvò da certe cure psichiatriche criminali di allora riportandoselo a casa.
Nonno costruiva e progettava ascensori, ma non aveva mai studiato, se non un paio d’anni di scuola per geometri. Nella sua testa prendevano forma meccaniche precise e impeccabili. Dava del filo da torcere a ingegneri che puntualmente prendevano sul personale i suoi rimproveri, ma che tanto non avevano mai ragione.
I suoi ascensori erano macchine precise, non sgarravano e tracciavano linee perfette.
Quando ero bambina mi portava spesso nel palazzo più alto della città e con orgoglio mi diceva: “Questo ascensore l’ho fatto io, con le mie mani e va in alto in alto, quasi fino al cielo”.
Nonno sognava di costruire ascensori sui grattacieli di New York, ma quel “suo carattere” non gli permise di fare grande carriera. Troppo preciso, troppo diretto, troppo onesto, troppo solitario e incapace di compromessi.
Quel suo vestirsi sempre uguale, quel non far toccare a nessuno gli oggetti allineati maniacalmente nel suo ufficio, il fastidio per gli odori, per l’armadio in disordine o la passione estrema per le auto erano classificati come “le fisse del nonno/del papà”.
Capitava che una parola sbagliata lo ferisse, lo facesse infuriare o chiudere in se stesso.
Alla fine nessuno provava a conoscerlo a fondo, ne avevano tutti un po’ timore. Solo i più fortunati potevano assistere ai suoi momenti di “sana follia” in cui mixava ironia e capacità da avanspettacolo. Allo stesso modo celava quella parte bambina che lo faceva commuovere davanti ai trenini o allo scintillio delle luci di Natale.
Nonno non aveva amici, c’erano “persone che stimava” nel suo lavoro, poche, ma mai le avrebbe frequentate al di fuori di quel contesto. Aveva sua moglie e gli bastava. Anche i figli dovevano entrare con delicatezza nella sua vita. Io facevo un’eccezione, sicuramente ero tra le persone che più tollerava, chissà, forse era una questione di geni in parte affini.

Purtroppo se n’è andato troppo presto in un giorno di gennaio, sognando ancora ascensori da progettare e macchine da guidare. Sono convinta che la sua vita e quella delle persone intorno a lui sarebbe stata differente se avesse avuto consapevolezza.
Anche per questo ogni giorno combatto contro i pregiudizi e affinché dell’Asperger se ne sappia sempre di più.
Lo devo a tutti noi.
Lo devo a lui.

 

Indirizzo dello studio: http://www.spazioasperger.it/index.php?q=caratteristiche-dell-asperger&f=455-breaking-news-un-grande-studio-rivela-la-parte-ereditaria-dello-spettro-bentornata-sindrome-di-asperger