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Scoprirsi autistici da adulti. Cosa si prova dopo la diagnosi?

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Il mio percorso dopo la diagnosi non è stato affatto lineare. Dopo l’entusiasmo iniziale è arrivato il buio, ma confrontandomi con altre persone ho visto che è più comune di quanto si pensi. Vi spiego perché.

volto ragazza dietro veneziane da interno


Pensare che l’autismo sia un fatto unicamente legato all’infanzia è un errore in cui tanti incorrono. Sempre più persone adulte si scoprono autistiche tardi, magari dopo diagnosi errate o sbandamenti più o meno importanti. Sul percorso diagnostico di autismo da adulti ci siamo già soffermati, in questo articolo parleremo di quello che accade dopo. Ovviamente si tratta di un’esperienza personale e non di verità assoluta o generale (seppur molti potrebbero ritrovarsi in queste parole).

Ritrovare la propria identità tra alti e bassi

Leggere la mia diagnosi di Spettro Autistico ha segnato la mia rinascita, ma il “subito dopo” non è stato così semplice come potrebbe sembrare. Quella era la risposta alle domande che avevano accompagnato la mia vita, ma il risvolto non poteva che essere anche distruttivo: quell'equilibrio (precario, ma pur sempre equilibrio) creato per sopravvivere andava in frantumi.
Finalmente avrei potuto smettere di fingere, di cercare di adattarmi. Le energie, da lì in poi, mi sarebbero servite per ritrovare il mio centro, la mia vera identità e tutte le maschere indossate fino a quel momento dovevano inevitabilmente cadere. Quel mio non sapere chi fossi mi aveva portato ad avere un’identità frammentaria, che si adattava di volta in volta alle situazioni e alle persone. Cercando di essere come gli altri avevo finito per indossare decine di maschere che erano solamente deleterie.
Uno dei momenti più difficili che ho attraversato è stato la fase: “Allora non sarò mai come gli altri, tutta la fatica fatta fino a questo momento è stata inutile, c’è qualcosa in me che non funzionerà mai”. Terribile, umana e comprensibile, va vissuta senza paura e per quello che è, una fase, appunto. L’ho superata comprendendo che la mia “diversità” era anche la mia unicità e lì stava la mia forza.
Il mio percorso quindi è stato “euforia/abisso/equilibrio”, un’altalena umorale durata un paio d’anni, in cui ho seguito dei percorsi di supporto psicoterapeutico che mi hanno aiutato a incasellare e decifrare ciò che mi stava accadendo.

Diventare più autistici e conseguenze nei rapporti con gli altri

Quindi si sa finalmente chi si è, si dà un nome a tutto quello che non si comprendeva, si inizia ad appartenere a una parte di umanità. C’è comunque l’inghippo, bisogna rivedere la propria vita da capo, dare un senso nuovo a ciò che era accaduto fino a quel momento. Un flashback di tutto il passato ma con occhi nuovi. Da lì in poi va tutto in pezzi, bisogna in qualche modo pulire e "rinascere" e non è di certo una passeggiata. Passata però questa fase si trova il vero sé.
In questo frangente è molto probabile diventare più autistici. A me ad esempio è successo di diventare molto più sensibile a livello sensoriale, di avere maggiore difficoltà nel “fingere” socialmente e nel cercare di apprezzare momenti che abitualmente accettavo per convenzione.
Dopo la diagnosi poi ho smesso di inseguire un modello sociale che non mi apparteneva e che mi portava a tremendi shutdown o, nel peggiore dei casi, a burnout (vedi il nostro glossario sullo spettro autistico "Aspiemecum").
Inoltre le energie mi servivano per ritrovarmi e non per “nascondere il mio autismo”, solo così quella parte celata per anni poteva trovare il suo senso e la sua valvola di sfogo.

Rapporti con gli altri dopo la diagnosi ed equilibrio!

Una delle prime cose che ho desiderato fare è stata comunicare l’esito del mio percorso diagnostico.
Per me era come dire “Visto?! Non è che fossi strana, sfaticata, snob, ecc., semplicemente sono autistica e questo comporta un modo di essere differente dalla media”.
Il desiderio era farmi accettare finalmente per la mia vera natura, potermi mostrare senza maschere alle persone vicine e non dover “fingere” in continuazione.
Purtroppo non tutti sono in grado di accettare questa “nuova persona”. Alcuni si allontanano spaventati dalla parola autismo, altri minimizzano, in particolar modo quando si cerca di approfondire i particolari, altri possono prenderci per matti o per quelli che hanno trovato una “scusa”. Insomma tenete in conto modifiche nei rapporti con le altre persone, quelle veramente disposte ad ascoltare e comprendere potrebbero non essere così tante.
Dopo la diagnosi ho rotto vari rapporti, ma allo stesso modo ho trovato altre persone molto più simili a me. Chi non è in grado di accettare il nostro autismo non può far parte della nostra vita, il punto d’incontro è fondamentale, lo snaturarsi per altri crea solo frustrazione.
Questo è stato per me l’ultimo step, una sorta di pulizia della “vecchia vita”.
Dopo la metabolizzazione di tutte le “perdite” e l’incontro con nuove persone con cui confrontarmi ho imboccato la via per l’equilibrio, anche questa lunga (forse infinita!), ma che mi ha permesso di accettarmi, comprendermi, perdonarmi quando l’autismo non mi fa fare ciò che desidero e non aver paura di mostrarmi per come sono.

Fateci sapere come è stato per voi il percorso post diagnosi, come hanno reagito le altre persone e se qualcosa è cambiato nella vostra vita!