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Una persona Asperger può essere indipendente e avere un lavoro?

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Dottor Roberto Keller Spettro Autistico Lavoro Indipendenza Talento


Le persone Asperger/nello Spettro Autistico lieve come possono gestire un lavoro, le proprie ambizioni o i propri talenti?

Da esperienze personali e dai racconti dei nostri follower, sappiamo che per alcuni le difficoltà maggiori si riscontrano non solo nel cercare il lavoro e nel mantenerlo, ma anche nel conciliare il proprio modo di essere a un mondo che non ne è a conoscenza. Ne abbiamo parlato con il Dr Roberto Keller.
Roberto Keller è psichiatra, neuropsichiatra e coordinatore del Centro Pilota Regionale per i Disturbi dello Spettro Autistico in età adulta - Asl Torino 2.
Il Dottor Keller dirige il Centro dal 2009, coordina un team di psicologi, psichiatri ed educatori che seguono i pazienti nel percorso diagnostico, in quello terapeutico e infine in quello di formazione e lavoro.
Siamo stati accolti dal Dr Keller proprio nel Centro di Corso Francia 73 che attualmente è in fase espansiva e probabilmente presto avrà una nuova sede (non appena avremo novità vi aggiorneremo).


Com’è la situazione in Italia?

Temple Grandin sosteneva che le persone Asperger o con altre diversità cognitive, potevano dare un contributo alla società che le persone neurotipiche non erano capaci di apportare.
Qual è la direzione da prendere affinché si passi da una conoscenza ancora troppo stereotipata o che vede nell’autismo un qualcosa da cui “guarire”, a una ricchezza sociale?

Dobbiamo cominciare a uscire da una visione che può essere più tradizionale e che vede l'autismo come un disturbo, per passare all’idea di autismo come a un insieme di persone che con le loro caratteristiche e il loro talento possono arricchire la società e portare nella stessa un punto di vista differente.
“A different mind”, ossia un modo diverso di pensare, vedendo le cose da un punto di vista diverso si hanno prospettive nuove, arricchenti per tutti ed è stato dimostrato nel corso della storia, basta vedere la stessa Temple Grandin.

A livello istituzionale come sono riconosciute le persone Asperger, autistiche ad alto funzionamento? Sappiamo che si potrebbe ricorrere alle categorie protette.
Ogni persona è differente, per cui il percorso che possiamo pensare per una potrebbe non funzionare per l'altra, è difficile fare un discorso che coinvolga tutti.
Per quel che riguarda gli inserimenti lavorativi, avere un’iscrizione alle liste di collocamento obbligatorio [protetto NdR] potrebbe essere un vantaggio perché le aziende hanno sgravi fiscali. È chiaro, però, che ciò è anche una dichiarazione del proprio modo di essere Asperger, quindi è necessario avere prima una buona consapevolezza di sé.

Che percentuale di disoccupazione c’è tra le persone Asperger?
Sicuramente la maggior parte di loro non trova facilmente lavoro perché ci sono difficoltà nell'ambito della relazione e dell’interazione sociale.
Percentuali non se ne riescono a dare anche perché non esiste ancora neanche un registro nazionale da un punto di vista epidemiologico. Possiamo avere qualche dato in età evolutiva, qualche dato singolo in età adulta, noi ad esempio qui abbiamo circa 400 persone autistiche, di cui un terzo ad alto funzionamento e di queste sono poche quelle che portano avanti un percorso lavorativo autonomo.
L'attività lavorativa è un obiettivo che bisogna cercare di raggiungere con tutte le energie, ma va costruito. Non pensiamo che una volta avuta un’etichetta medico legale si possa immediatamente avere facilità a trovare lavoro, anzi, in questo modo si rischia di mandare la persona allo sbaraglio.
Riprendendo il discorso sulla legge di collocamento protetto, questo va considerato un vantaggio dal punto di vista legale, ma il vero processo abilitativo deve avvenire sul piano delle competenze sociali, perché se non si migliora quest'aspetto anche un lavoro che può essere facilmente (o difficilmente) trovato poi diventa faticosissimo da mantenere nel tempo.
Una caratteristica della persona Asperger è la difficoltà a gestire lo stress, loro danno tantissimo, utilizzano tante energie, ma sul lungo termine questo può diventare uno svantaggio. È invece importante saper dosare le proprie forze, limitare e gestire il proprio stress e la sua origine, conoscere qual è il proprio limite di esposizione agli stimoli sensoriali e ricordarsi che dopo un tot di ore si ha bisogno di una pausa, di staccare, di stare in silenzio, di stare soli.

Formazione degli Asperger e delle aziende

È più utile formare gli Asperger per prepararli a un mondo del lavoro neurotipico o far conoscere al mondo del lavoro le risorse, i talenti e le sensibilità Asperger?
Quando vogliamo fare degli inserimenti nel mondo del lavoro dobbiamo innanzitutto preparare molto prima le persone Asperger. Questo perché da un lato hanno dei talenti, dall’altro hanno alcune difficoltà nelle abilità sociali. Queste ultime sono richieste per lavorare, per stare in un’équipe o per frequentare i momenti non strutturati come ad esempio le pause caffè.
Prima di mandare la persona verso un tirocinio o un inserimento lavorativo, è importante segua un percorso in cui queste abilità vengano insegnate attraverso gruppi di apprendimento, in modo da non mandarla allo sbaraglio.
Poi sicuramente anche gli ambienti lavorativi andrebbero preparati, in particolare per certi aspetti rilevanti come la sensorialità. Per una persona comune è difficile intuire che una persona Asperger possa avere fastidio ad esempio per le luci al neon, per i rumori forti, per l’ambiente caotico. Per questo   potrebbe essere vissuta come snob, difficile o con particolari caratteristiche di ansia, quando invece è un qualcosa che fa parte della sua struttura, del suo DNA.

A proposito della sensibilità, in che modo le persone Asperger possono schermarsi visto il loro vivere senza filtri a livello emotivo e sensoriale?
Comprese nelle abilità sociali esistono anche quelle di gestire il conflitto, il colloquio con l’altro e il negoziare un rapporto di lavoro.
Tutti questi aspetti vanno preparati, così come il discorso relativo all’ansia prestazionale o alla fobia sociale. Va fatto prima di mandare la persona in un ambiente lavorativo. Poi una volta insediata va comunque sostenuta e non lasciata da sola nel suo percorso.

Questo modo differente di pensare può portare anche numerosissimi vantaggi per le aziende.
Per alcuni tipi di lavoro le persone Asperger hanno un funzionamento migliore rispetto alle neurotipiche. L’attenzione al dettaglio, la tenacia e la predisposizione a una concentrazione prolungata, sono caratteristiche che insieme alla capacità di focalizzarsi fortemente su un obiettivo nel tempo risultano vincenti per alcuni tipi di lavoro. Pensiamo al controllo di qualità, ad esempio, o a certi tipi di progettazione dove possono portare una visione alternativa rispetto alle persone neurotipiche.
Certamente questo va ancora compreso da molti. Noi, però, già ora, cominciamo a ricevere da parte delle aziende le prime richieste per l’inclusione di persone Asperger, proprio perché sono alla ricerca delle qualità di cui abbiamo parlato.

Qui a Torino organizzate un corso di Social Skill per insegnare le abilità sociali, pensa che sia un progetto replicabile in altre realtà?
I gruppi di Social Skill Training, ovvero di allenamento alle abilità sociali, da un lato hanno il vantaggio del lavoro di gruppo, ovvero ciò che si insegna viene immediatamente sperimentato, dall’altro quello di essere un modello facilmente replicabile perché legato a un procedimento manualizzato [divulgato su manuale, NdR].
Le tecniche possono essere insegnate e con grande facilità utilizzate in altri ambiti.
Le persone che da noi conducono i gruppi possiedono molti anni di esperienza e hanno provato ad utilizzare il Social Skill in diversi contesti. Infatti una volta modificato per utilizzarlo nell’Asperger hanno constatato che è un modello facilmente replicabile.


Accettazione sociale e fatica di vivere

La valorizzazione del talento potrebbe anche essere un modo per facilitare l’accettazione sociale?
Valorizzare il talento e gli interessi speciali che hanno le persone Asperger può diventare un passaporto che ne aiuta l'accettazione culturale e sociale.
Arrivando a trasformare quelle che sono le passioni, o meglio, gli interessi selettivi (speciali) in un lavoro raggiungeremmo il massimo del progetto abilitativo.
Incanalando questa passione in un mondo lavorativo avremmo una persona fortemente motivata.
Lo scopo finale è proprio questo, individuare quali sono gli interessi speciali più socialmente utili, arricchirli, potenziarli, incanalarli e farli diventare un lavoro.

Spesso la Sindrome di Asperger è accompagnata da comorbilità.
Secondo lei, la mancata consapevolezza e la non valorizzazione del talento, insieme alla mancanza di riconoscimento sociale, potrebbero essere tra le cause principali dell’insorgere di queste?
Per comorbilità noi intendiamo un problema patologico come un disturbo d'ansia, depressivo o un di altro tipo che va ad associarsi all’Asperger.
Questo avviene per quali motivi? Innanzitutto perché paradossalmente l’Asperger, rispetto ad altre forme di autismo, ha un miglior funzionamento cognitivo. Ciò fa sì che venga spesso non riconosciuto in età evolutiva e quindi la persona si ritrova a vivere da bambino, da adolescente, in un mondo che non comprende e da cui non è compreso. Tutto questo genera uno stress cronico che si protrae per molti anni.
Spesso a scuola le persone Asperger sono oggetto di bullismo, di prese in giro, non vengono capite. Talvolta anche alcuni insegnanti le giudicano maleducate perché sono troppo dirette e franche.
Tutto questo stress accumulato per anni determina più facilmente l’insorgenza di una psicopatologia associata, i più frequenti sono i disturbi dell'umore e quelli d’ansia.
Quando la persona poi in età adulta riceve una diagnosi si ritrova, oltre all’Asperger, tutta la fatica di vivere che si è portata avanti per tanti anni.

Una vita indipendente è possibile anche per chi ha più difficoltà. Certamente c’è ancora molto da fare affinché società e aziende imparino a riconoscere le potenzialità delle persone Asperger (nello Spettro Autistico lieve) e il lavoro svolto a Torino dall’équipe del Dr Keller diventi la “normalità”.

Raccontateci le vostre esperienze lavorative se vi fa piacere!